Dal capitolo 27

Categorie: primi capitoli
Pubblicato il: 30 luglio 2011

Cosa c’è oltre lo sguardo, oltre ciò che possiamo vedere?
Dall’abisso in cui mi trovo vedo un mondo impenetrabile che stenta ad affiorare anche quando si sforza di manifestarsi.
Così, in ogni storia c’è una zona d’ombra che nessuno di noi riesce a vedere con nitidezza: sono i nostri fantasmi fatti di paure, ricordi, mappe mentali, tutto così sedimentato che trasforma la nostra mente in un enorme archivio impolverato. Alcune pagine sono protette da una complessa password che solo in eccezionali situazioni può essere utilizzata.
Ogni storia ha una vita a sé anche quando crediamo di rivederne e riconoscerne i tratti in una precedente. Possono essere analoghe per alcune concordanze, ma ognuna vive di vita propria perché noi stessi non siamo ripetibili: il nostro mutare perpetuo sorprende anche noi nell’imprevedibilità delle reazioni. Quante volte ci siamo chiesti come reagiremmo davanti a un problema e quante volte ci siamo dati risposte che nell’avverarsi dell’ipotesi si sono rivelate sbagliate? Quante volte abbiamo detto: “non lo farei mai! Non potrei accettare questa o quell’altra situazione o condizione”? E quante volte ci siamo ricreduti. Possiamo affermare di aver tenuto fede ai nostri propositi solo se quell’ipotesi non si è verificata. Suppongo sia questo il fascino della vita: l’impossibilità  di tracciare una mappatura precisa, poiché se ciò fosse possibile, pochi accetterebbero di viverla fino in fondo conoscendone già  tutti i percorsi e le soluzioni. La vita è mistero perché noi non siamo completamente decodificabili e dunque prevedibili in ogni circostanza, specie nelle più complesse.
Così accade che crediamo di conoscere anche l’altra persona dai suoi comportamenti, dalla sua moralità, dall’insieme dei valori che la contraddistinguono e potremmo esprimere considerazioni forse persino meglio di quanto lei stessa sarebbe in grado di fare.
Ma non è così, o meglio, se così è significa che la ferrea coerenza di quella persona ha irrisolte in sé le sue stupefacenti contraddizioni e si aggrappa con tenacia agli schemi che la società  si attende da lei. Però se rompe questo patto con la società, con le aspettative, con l’apparenza e cerca la sostanza, non potrà  che sorprendersi.
Oltre lo sguardo regna sovrano l’inesplorato, o sfiorato appena.
Indagarlo è arduo, rischioso, a volte devastante, perché si ci inabissa senza mappa e senza sapere se si potrà  o riuscirà  a riemergere. Ma è la via della conoscenza di noi stessi.

 

 

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Copertina di Valentina Minutoli
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